Partita IVA, regime forfettario e INPS per gli affitti brevi

June 23, 2026

Fino a ieri affittavi un appartamento in cedolare secca e pensavi di restare per sempre in quel regime comodo. Il 2026 ha cambiato le carte in tavola. Dal terzo immobile in poi sei considerato imprenditore per legge, e con l'imprenditoria arrivano partita IVA, contributi INPS e una serie di adempimenti che non puoi ignorare. La buona notizia: se la strutturi bene, la via imprenditoriale può essere fiscalmente vantaggiosa.

Quando scatta l'obbligo di partita IVA

La soglia è precisa: dal terzo immobile destinato agli affitti brevi (contratti inferiori a 30 giorni), l'attività è presunta imprenditoriale per legge. Non è una scelta, è un automatismo. Fino a due immobili puoi restare privato, con cedolare secca al 21% sul primo e al 26% dal secondo in poi. Dal terzo, invece, il quadro cambia del tutto.

  • Devi aprire partita IVA con codice ATECO ricettivo (tipicamente 55.20.51, affittacamere e case vacanza).
  • Esci definitivamente dalla cedolare secca per gli immobili che superano la soglia.
  • Diventi soggetto agli obblighi contabili, INPS e fiscali d'impresa.
  • Devi presentare la SCIA allo SUAP del Comune per ogni struttura.
  • Devi iscriverti al Registro delle Imprese della Camera di Commercio.

Una precisazione che evita errori di conteggio: si contano solo le unità immobiliari residenziali, non le stanze. Un appartamento affittato a stanze conta come uno. Gli immobili di altri soggetti (sublocazioni, comodati) non rientrano nel computo.

Il regime forfettario per il ricettivo

Aperta la partita IVA, la prima valutazione riguarda il regime fiscale. Per la stragrande maggioranza dei nuovi imprenditori degli affitti brevi, il forfettario è il punto di partenza naturale.

Requisiti di accesso (2026)

  • Ricavi dell'anno precedente inferiori a 85.000 € (soglia confermata anche per il 2026).
  • Spese per dipendenti o collaboratori inferiori a 20.000 € annui.
  • Non essere contemporaneamente dipendente dello stesso datore di lavoro con cui hai fatturato più del 50% dei tuoi ricavi.

Se superi i 100.000 € nel corso dell'anno, esci immediatamente dal forfettario e torni al regime ordinario già da quell'anno.

Come si calcola l'imposta

Il meccanismo è semplice e lo Stato non vuole sapere le tue spese reali: applica un coefficiente di redditività del 40% ai ricavi lordi. Solo quella quota diventa reddito imponibile. Sull'imponibile si applica l'imposta sostitutiva: 5% nei primi cinque anni, 15% negli anni successivi. Un esempio: incassi 40.000 € di affitti in un anno, il reddito imponibile è 40.000 × 40% = 16.000 €. Al 5% paghi 800 € di tasse, al 15% ne paghi 2.400 €. Da questo importo puoi poi dedurre i contributi INPS pagati nell'anno, riducendo ancora il carico.

I contributi INPS (Gestione Commercianti)

Aprendo partita IVA come attività ricettiva ti iscrivi alla Gestione Commercianti INPS. Qui arriva la parte che sorprende chi viene dal mondo della cedolare secca: ci sono contributi previdenziali obbligatori, a prescindere da quanto guadagni. Le cifre 2026 (Circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026):

  • Contributo fisso annuo minimo: 4.611,64 €.
  • Minimale di reddito: 18.808 €.
  • Aliquota IVS commercianti: 24,48% sul reddito eccedente il minimale (sale al 25,48% oltre 56.224 €).
  • Massimale di reddito contributivo: 122.295 €.
  • Riduzione per i forfettari: meno 35%, che porta il contributo fisso intorno ai 2.998 €.

In pratica i contributi fissi si versano in quattro rate trimestrali (maggio, agosto, novembre, febbraio), mentre la quota variabile sul reddito eccedente il minimale si salda a giugno e novembre dell'anno successivo. Se sei in regime forfettario, la riduzione del 35% va richiesta attivamente sul portale INPS: è un risparmio significativo, non perderlo per distrazione.

In pratica

Se ti avvicini al terzo immobile, fai i conti prima di firmare il contratto. Il forfettario può avere un'aliquota effettiva sul ricavo lordo spesso sotto il 10%, ma il «costo fisso» INPS di circa 3.000-4.600 € l'anno cambia la matematica quando i ricavi sono bassi. Con ricavi sopra i 30.000 € l'anno, l'impresa strutturata batte quasi sempre il privato.

Gli altri adempimenti

Aprire partita IVA per gli affitti brevi non si esaurisce con fisco e INPS. Sul lato amministrativo ti aspettano:

  • Iscrizione al Registro delle Imprese (Camera di Commercio territoriale) con codice ATECO 55.20.51, entro 30 giorni dall'inizio attività.
  • SCIA presentata allo SUAP del Comune per ogni struttura messa sul mercato: i requisiti variano da Comune a Comune.
  • CIN (Codice Identificativo Nazionale) con natura imprenditoriale, diverso dal CIN che avevi come privato, da indicare su tutti gli annunci.
  • Fatturazione elettronica, obbligatoria per i forfettari con ricavi sopra i 25.000 € e sempre in regime ordinario.
  • Apertura della posizione INPS, contestuale all'apertura della partita IVA tramite il modello di iscrizione alla Gestione Commercianti.

Privato o imprenditore: quando conviene cosa

È la domanda che più host si pongono, e la risposta dipende da numero di immobili, ricavi e situazione fiscale complessiva. Come privato in cedolare secca paghi il 21% o 26% sull'incasso lordo, senza contributi e con la sola dichiarazione dei redditi. Come imprenditore in forfettario paghi il 5-15% sul 40% del ricavo, ma aggiungi i contributi INPS (circa 3.000-4.600 € l'anno più la variabile) e gli adempimenti di partita IVA, SCIA e Camera di Commercio.

Il forfettario può convenire anche con uno o due immobili, per scelta volontaria, in alcuni casi:

  • Hai ricavi elevati: su 60.000 € la cedolare secca costa 12.600-15.600 € di tasse, mentre il forfettario al 15% costa 3.600 € (a cui aggiungere circa 4.600 € di INPS, per un totale intorno a 8.200 €, comunque meno).
  • Vuoi costruire una posizione previdenziale: i contributi INPS ti danno pensione.
  • Stai crescendo e vuoi strutturare l'attività con brand, dipendenti, investimenti futuri.
  • Sei già in regime forfettario per un'altra attività e puoi consolidare.

La cedolare secca resta invece la scelta migliore quando hai uno o due immobili con ricavi sotto i 20.000-25.000 € annui, quando vuoi semplicità totale (zero burocrazia, zero INPS) e quando l'affitto breve è un'entrata integrativa e non la tua attività principale. In generale, il break-even della convenienza imprenditoriale si colloca intorno ai 30.000-35.000 € di ricavi.

Attenzione

Questo articolo si basa su normativa e circolari in vigore a giugno 2026. La fiscalità degli affitti brevi è in continua evoluzione e le situazioni personali variano enormemente. Prima di aprire partita IVA, iscriverti all'INPS o fare scelte strutturali, confrontati con un commercialista abilitato.

Massimizzare i ricavi prima ancora di scegliere il regime fiscale è metà del lavoro: più la struttura genera prenotazioni dirette, più i conti tornano in qualsiasi inquadramento. È esattamente il terreno su cui lavoriamo con gli host, perché la matematica del forfettario premia chi incassa di più, non chi semplifica e basta.

testo divulgativo, per la propria situazione rivolgersi a un professionista qualificato.

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